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Olio extravergine di oliva biologico

Amore per la Terra, salute per noi!

L'olio exravergine di Oliva biologico

Un olio extravergine di oliva biologico è un olio ottenuto da olive coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica, senza pesticidi chimici di sintesi, senza fertilizzanti artificiali e senza diserbanti, nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo.

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Per essere certificato biologico deve rispondere ai requisiti del Regolamento UE 2018/848, essere stato condotto per almeno tre anni secondo questi principi, superare rigorosi controlli e riportare in etichetta il logo europeo: la foglia verde composta da dodici stelle.

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Ma il biologico è molto più di una certificazione: è una filosofia produttiva che mette al centro il suolo, la biodiversità e il benessere delle persone, scopriamolo insieme.

Come nasce il biologico e
la sua storia

Il biologico non è una moda recente: è un ritorno alle origini, una risposta appassionata al bisogno di ristabilire un equilibrio tra uomo e natura.

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La storia del biologico nasce all’inizio del Novecento, quando agronomi e medici iniziarono a notare i primi effetti negativi dell’agricoltura intensiva. Figure come Sir Albert Howard, pioniere dell’agricoltura sostenibile, denunciarono l’impoverimento dei suoli, proponendo un ritorno alla fertilità naturale attraverso compost, rotazioni e rispetto degli ecosistemi.

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Negli anni ’70 il movimento prese slancio: cresceva la sensibilità ecologica, le prime comunità rurali alternative e le prime associazioni di tutela del consumatore.

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Il passo decisivo arrivò con la normativa europea:

  • Reg. CEE 2092/91 — prima grande legge sul bio in Europa

  • Reg. CE 834/2007 — introduce nuovi criteri su ambiente, benessere animale e controlli

  • Reg. UE 2018/848 — la normativa attuale, che ridefinisce standard, controlli e certificazioni

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Da allora il biologico non è più “una filosofia”, ma un sistema agricolo riconosciuto, certificato, trasparente.

Cosa vuol dire lavorare in regime biologico?

Fare agricoltura biologica significa lavorare insieme alla natura, non contro di essa. Un oliveto biologico non viene abbandonato a se stesso pensando che la natura faccia da sola ma anzi è seguito con attenzione costante e attraverso pratiche naturali.

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I pilastri dell’agricoltura biologica

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  • Eliminazione totale di pesticidi e fertilizzanti di sintesi

  • Uso di concimi organici come letame e compost

  • Difesa delle piante con rame, caolino e metodi biologici

  • Assenza di diserbanti chimici

  • Presenza di manto erboso naturale

  • Tutela degli insetti utili e della biodiversità

 

Si tratta di  mettere in atto delle azioni precise: un insieme di buone pratiche consolidate.

 

L'inerbimento: un manto erboso

Il terreno dell'oliveto non viene spogliato dall'erba ma rimane inerbito. In questo modo il suolo resta vivo, popolato da microrganismi, lombrichi e insetti impollinatori. Attraverso lo sfalcio, il prato viene gestito affinché non diventi eccessivamente alto consentendo all'aria di circolare liberamente ed evitando la proliferazione di malattie.

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Il sovescio: nutrire il suolo

Tra le pratiche più importanti troviamo il sovescio: questa tecnica consiste nel coltivare sotto le piante di olivo alcune particolari piante come il favino, la veccia, il trifoglio o il lupino; ma  non per raccoglierle ma piuttosto per interrarle  quando sono ancora verdi. In questo modo il terreno viene arricchito di sostanza organica e azoto; inoltre le radici delle piante da sovescio romperanno il terreno compatto facendo penetrare più facilmente acqua e aria e migliorando struttura e fertilità.

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La difesa: parola d'ordine "prevenire"

 

Si parte dalla scelta di varietà locali maggiormente resistenti alle patologie e attraverso una attenta ed equilibrata potatura si cerca di migliorare aerazione e illuminazione della chioma, anche con lo scopo di ridurre lo stress idrico nelle stagioni più calde. 

 

Si utilizzano trappole alimentari o a feromoni per il monitoraggio e la cattura massale della mosca il principale fitofago dell'oliva mediterranea.

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Si usa il caolino un argilla fine che spruzzata in soluzione sulle foglie crea una barriera fisica a protezione dei frutti dagli insetti fitofagi.

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Contro le malattie fungine si irrorano le piante con soluzioni di rame secondo i limiti di leggi o di estratti vegetali (ortica, equiseto) o ancora inoculando sulle foglie microrganismi antagonisti.

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La strategia non mira all’eliminazione totale del parassita, ma al mantenimento sotto la soglia di danno.

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Crea l’immagine di una foglia di ulivo in primo piano rispetto ad un uliveto.jpg
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